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PROSEGUI La ‘fotografia’ climatica del Piemonte è abbastanza inclemente. Dagli anni ’60 ad oggi le temperature massime giornaliere sono aumentate di 2°C e quelle minime di circa 1,5°C. Le precipitazioni non sono regolari e si assiste a brevi periodi di piogge intense cui seguono periodi secchi sempre più lunghi. In generale, nel corso dell’anno, piove un po’ di più nella zona del Verbano e sempre meno nel Biellese e tra Cuneo e Alessandria.
Effetto immediato delle scarse piogge, la portata deficitaria di tanti fiumi, il Po in primis, e poi il Bormida, il Maira, il Pellice, lo Stura di Lanzo. Effetti mediati, disagi per le popolazioni e serie difficoltà per il settore agricolo.
PROSEGUI Secondo il Joint Research Centre (Centro Comune di Ricerca) della Commissione Europea, poi, nell’inverno 2023 anche l’innevamento delle Alpi è stato scarsissimo. In media, è nevicato il 30% in meno rispetto all’anno precedente che, a sua volta, era stato già molto avaro di fiocchi. L’Osservatorio dell’ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) ha decretato, dunque, che il Piemonte è la regione con i territori più aridi della penisola. PROSEGUI Ma nel 2022 è accaduto anche qualcosa che fa ben sperare. È stato infatti approvato il primo stralcio della Strategia Regionale sul Cambiamento Climatico. Una sorta di masterplan che raccomanda azioni di adattamento per 12 ambiti giudicati particolarmente critici: Agricoltura, Dissesto geologico, idrogeologico e idraulico, Biodiversità ed ecosistemi, Energia, Foreste, Industrie e infrastrutture pericolose, Insediamenti urbani, Patrimonio culturale, Risorsa idrica, Salute, Sport, Trasporti.
Adesso ognuno è chiamato a fare la sua parte. La politica, le comunità e, come vi raccontiamo in questo Speciale dedicato al Politecnico di Torino, la ricerca scientifica.

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