Quarant’anni di lavori, 5 miliardi di dollari di spesa e 13 tra barriere in cemento, argini, dighe e chiuse (e 300 altre opere minori, sopratutto terrapieni), realizzati per difendere l’Olanda dagli allagamenti prodotti dalla furia del mare. I Delta Works rappresentano una pietra miliare nella strategia olandese per domare le acque.
I lavori iniziarono alla fine degli anni ’50, poco dopo la tragica tempesta che si scatenò nel Mare del Nord (era il 1953). Fu un autentico cataclisma che travolse Olanda, Belgio e Inghilterra e causando la morte di 2251 persone (di cui 1836 in Olanda), oltre all’evacuazione di 70.000 abitanti, l’annegamento di 10.000 capi di bestiame e la distruzione di quasi 5000 edifici.
I Delta Works, giudicati dall’American Society of Civil Engineers “una delle sette meraviglie del mondo moderno”, hanno interessato il grande delta in cui confluiscono tre fiumi, il Reno, la Mosa e lo Schelda ed è stato completato nel 1997.
Tra le varie opere portate a termine una delle più spettacolari è indubbiamente l’Oosterscheldekering, una barriera antitempesta lunga 8 chilometri che può isolare completamente lo Schelda orientale in poco più di un’ora: 75 minuti, a voler essere precisi.
Il sistema si compone di 62 paratie a scorrimento che, in condizioni normalità, rimangono aperte, mentre vengono serrate immediatamente in presenza di un rischio concreto.
In maniera molto simile funziona anche il grande gate chiamato Maeslantkering, nell’Olanda meridionale. Questa è stata l’ultima infrastruttura a essere realizzata nell’ambito dei Delta Works.
I due bracci d’acciaio del Maeslantkering rimangono sempre aperti per consentire la navigazione ma sono appoggiati a delle speciali barre galleggianti che, se riempite d’acqua, affondano e consentono la chiusura del cancello.
Grazie al gate la gente che vive a ridosso dei canali Nieuwe Waterweg e Het Scheur, nei pressi di Hoek van Holland, può dormire sonni tranquilli.
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